Lettera aperta ai leghisti

Grazie a Nic per il prestito della foto

Cari elettori e iscritti della Lega Nord,



come è evidente leggendo questo blog la mia posizione politica è parecchio distante dalle vostre proposte politiche e dalle vostre idee. Non potrò mai essere d'accordo con coloro che propongono una politica dell'immigrazione che è esplicitamente razzista (reato di clandestinità in primis). Non posso nemmeno essere d'accordo con il federalismo pasticciato che non risolve i problemi finanziari degli enti locali (che negli ultimi anni con la Lega al governo sono sempre più in difficoltà). Detto questo, occupandomi da molti anni di sviluppo locale e territorio, voglio aprire un dialogo con voi su un tema di stretta attualità cioè i referendum del 12 e 13 Giugno. Penso che coloro che sostengono di essere portatori degli interessi dei territori debbano necessariamente esprimersi sui primi tre requisiti del referendum (acqua e nucleare). Non ha risvolti direttamente territoriali il quarto quesito al quale io naturalmente risponderò SI essendo un reale sostenitore del principio di uguaglianza davanti alla Legge.

A Voi mi rivolgo perché, da "localista" a "localista", penso abbiate realmente a cuore le sorti dei nostri territori, che passano attraverso una gestione efficiente delle nostre risorse.

Per quanto riguarda il primo quesito "la privatizzazione dell'acqua" significa permettere l’affidamento della gestione del servizio idrico a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015. In sintesi, abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese. Coloro che hanno già provveduto a "privatizzare" le acque come la Provincia di Arezzo hanno avuto la sorpresa delle tariffe impazzite con aumenti consistenti. Cari leghisti, volete svendere l'acqua della nostra terra garantendo ai privati un utile?

Il secondo quesito del referendum vuole abolire proprio la possibilità per le società private di avere un profitto garantito sulla vendità dell'acqua, grazie a tariffe scollegando questa possibiltà da qualsiasi impegno di miglioramento dell'efficienza del servizio.

A coloro che sostengono che i privati garantiscono più efficienza posso tranquillamente dire, da economista, che privato non significa sic et simpliciter efficiente. L'acqua è un bene pubblico comune che non può essere sacrificato ai profitti individuali. La penso come Zaia e il neo sindaco di Varese, lega Nord, perché l'acqua è un bene pubblico e appartiene ai nostri territori, ai nostri cittadini. Non votare o votare NO significa rifutare di fare gli interessi di coloro che difendono la propria acqua. I localisti difendono i propri territori dallo sfruttamento e dalla speculazione altrui.

Sul nucleare penso sia assolutamente logico che la Lega Nord non possa svendere i propri territori a chi vuole costruire inutili centrali nucleari.

Il nucleare è pericoloso soprattuto in territori sismici come il centro italia. Il nucleare è costoso considerando la dismissione delle risorse e la gestione delle scorte, il cui smaltimento è tutt'ora un problema irrisolto. Il nucleare sarà pronto tra 20 anni quando tutti gli altri paesi l'avranno abbandonato (la Germania ha già deciso di dismettere le proprie centrali).


In conclusione, cari amici, gli elettori ed i rappresentanti della Lega Nord, partito che sostiene di difendere i territori, non possono non andare a votare lasciando che queste leggi contribuiscano a distruggere le nostre terre. Andate a votare il 12 e 13 Giugno dicendo NO al nucelare e alla privatizzazione dell'acqua, segnando quindi tre SI ed un quarto SI affinché la legge sia veramente uguale per tutti.




Cordiali saluti territorialisti a tutti.

12, 13 Giugno per la democrazia



Il 12 e 13 Giugno i cittadini italiani possono essere protagonisti di alcune decisioni importanti per il nostro Paese. Due quesiti sulla privatizzazione dell'acqua, uno sul nucleare ed uno sul legittimo impedimento.

ACQUA - Uno è sulla cosiddetta 'privatizzazione'', l'altro sui 'profitti' legati alla commercializzazione della risorsa. Nel primo quesito, come hanno spiegato i promotori del referendum, si chiede in sostanza l'abrogazione dell'art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Il secondo quesito propone "l'abrogazione dell'art.154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell'Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell' "adeguatezza della remunerazione del capitale investito".

NUCLEARE - Il quesito recita così: "Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell'articolo 5 del dl 31/03/2011 n.34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75?". Il titolo del quesito, riformulato dalla Cassazione alla luce delle norme introdotte col decreto 'omnibus', sarà: "Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare".

LEGITTIMO IMPEDIMENTO - Ecco il quesito: "Volete voi che siano abrogati l'articolo 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, nonché l'articolo 2, della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante 'Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza'?". La norma introduce la possibilità per chi è impegnato in attività di governo di non comparire nelle aule di giustizia.

Ricordatevi di andare a votare!

Emergenza povertà: la soluzione carcarese

Grazie a Nic per la foto


La cronaca degli ultimi mesi ha distratto l'opinione pubblica dal tema principale: la crisi economica, occupazionale e sociale che sta dilaniando questo Paese. Mentre i giornali ci descrivono le serate prostatiche del premier e ci illustrano la selezione meritocratica della classe dirigente del primo partito italiano, le notizie importanti finiscono nelle ultime pagine dei quotidiani. La disoccupazione giovanile è al 29%, a Torino, solo il 12% dei giovani trova un posto fisso. I consumi sono bloccati: calo dello 0,4%.
La provincia di Savona sembra essere il caso paradigmatico della crisi dell'Italia: per tutto il 2010 si sono susseguite le chiusure delle nostre industrie e ultimamente ha chiuso anche la Piral di Albisola. Le prospettive per il territorio savonese e valbormidese non sono rosee, stretti tra l'immobilismo del Paese Italia e degli enti locali. C'è un aumento sensibile dei poveri soprattutto tra le categorie a rischio: anziani e immigrati.
Alcuni enti locali, avendo capito che la reale emergenza è quella sociale legata alla povertà, stanno provando ad adottare strumenti che contrastino questa emergenza. Le associazioni di volontariato, la caritas e tutti gli altri operatori sociali affrontano con serietà questo grave problema. Ma c'è chi affronta il problema in modo diverso.

A Carcare hanno deciso di usare uno strumento più innovativo: multare chi chiede l'elemosina. Non si tratta di combattere l'accattonaggio molesto o l'occupazione di suolo pubblico ma bensì si promettono multe per le persone povere. E' come vietare l'insulina ad un diabetico e multarlo se si fa le iniezioni. Una persona fa l'accattone perché ha bisogno di soldi ed il comune decide di fargli una multa..
Il testo dell'ordinanza entrerà nella storia per lo spiccato senso del ridicolo: "considerata la presenza di soggetti che chiedono denaro sotto forma di accattonaggio , creando disagio ed insicurezza nella cittadinanza": vorrei chiarire al nostro sindaco che i soggetti sono persone, esseri umani, uomini, donne ed anziani. Ma l'ordinanza prosegue illuminante: "ritenuta la necessità di addottare provvedimenti atti a contrastare tale fenomeno al fine di assicurare un'ordinata e civile convivenza": insomma, per garantire la convivenza, i poveri devono smettere di fare i poveri e decentemente starsene buoni e zitti.
Da notare, infine, la genialità di un provvedimento del genere a livello comunale che favorirà solo l'esodo da un paese all'altro facendo in modo che i cittadini che danno l'elemosina a Cairo favoriscano il pagamento delle multe a Carcare. I carcaresi sapevano di aver votato per un'amministrazione capace di ordinanze così brillanti? Dopo il sindaco spazzaneve, ecco a voi il sindaco che insegue i poveri con il forcone.
La Carcare che conosco, qualche anno fà, vedendo un clochard bivaccare in un giardino pubblico, gli portò gli agnolotti al ragù e dei vestiti. Lo fecero molti carcaresi dimostrando cos'è la vera coesione sociale e civile convivenza. Quell'episodio, che accadde quando ero un ragazzino, mi ha fatto diventare un uomo migliore perché l'incotro con quell'uomo (una persona splendida e molto colta caduta in disgrazia) mi ha fatto capire che coloro che cacciano e multano la povertà sono semplicemente dei poveri ignoranti.

Rispetto è una parola indispensabile

La foto è tratta dal rapporto del National Geographic


Da molti mesi sulle nostre televisioni va in onda lo spot istituzionale dell'ENI. Parla di internazionalità, innovazione e rispetto. Con questa parole, dice lo spot, lavorano in più di 70 paesi per portarci energia. Report ha dedicato una bellissima puntata all'operato dell'Eni in Russia: la via del gas . Rispetto, internazionalità e mazzette.
Tralasciando la Russia dell'amico Putin, vorrei soffermarmi su ciò che sta facendo l'Eni, insieme alle altre multinazionali del petrolio (Shell, Exxon, etc..) in Nigeria.
Sulla Nigeria Report illuminò gli italiani nel 2009 con un bellissimo servizio nella puntata intitolata la Ricaduta (07.06.2009) che consiglio di vedere molto attentamente.
Il delta del Niger, nella area meridionale dello Stato, è un territorio ricco di risorse petrolifere che da anni viene conteso dalle grandi multinazionali tra cui la nostra Eni.
La Nigeria è uno dei 70 paesi dove la nostra multinazionale del petrolio con la Shell lavora con rispetto per distruggere uno dei territori più belli del mondo. Da sempre le compagnie petrolifere fanno largo uso della pratica del gas flaring, ovvero la consuetudine di incendiare volutamente i gas associati prodotti dall’estrazione del greggio. Questo procedimento è stato vietato dal protocollo di Kyoto, dalle disposizioni internazionali e dalla stessa legge nigeriana fin dal lontano 1979. Tuttavia, le multinazionali del petrolio, che dovrebbero investire miliardi di dollari per approntare gli apparati di immagazzinamento dei gas, hanno preferito dare fuoco al gas ogni notte, contaminando un’intera regione del centro dell’Africa e condannando di fatto la popolazione locale a subire terribili malattie. La puntata di Report spiega il rispetto e l'internazionalità di Eni.
Trovo scandaloso che una società che è posseduta in maggioranza dello stato italiano (il 20% è in mano al ministero delle finanze, quindi in mano a noi) possa permettersi di prendere in giro gli italiani creando pubblicità che sono tremendamente false e mistificanti.

Tutti gli italiani dovrebbero sapere quale prezzo il mondo sta pagando per il nostro "progresso". Molti commenteranno che queste considerazioni sono ingenue e che il mondo va avanti così, ma se tutti i cittadini fossero realmente consapevoli dei danni ambientali e sociali che il nostro stile di vita comporta forse qualcosa cambiarebbe, forse la smetteremo di ammazzarci e di distruggere il pianeta che accoglierà i nostri figli. Non stiamo ammazzando solo dei poveri neri del terzo mondo, stiamo ammazzando il futuro.

Ps: consiglio di leggersi anche il rapporto di Amnesty International



I moderati di provincia

Ho preso in "prestito" l'immagine dal blog amico di Chececo sapendo che sarà felice dell'uso che ne ho fatto.


Alcuni mesi fa, scrissi una lanterna su un sindaco di un piccolo paese della pianura cuneese. Villafranca Piemonte è un paese all'avanguardia e ci regala episodi paradigmatici.
Prima di raccontare l'episodio, è necessario fare una premessa: l'amministrazione comunale con una lista civica di centrodestra ha voluto a tutti i costi una centrale a biomasse che è osteggiata da alcuni cittadini che si sono organizzati nel circolo di Legambiente. Da alcuni anni la centrale a biomasse è l'argomento di scontro più importante in paese. Veniamo ora all'episodio sintomatico della situazione politica del nostro Belpaese.
La sera di capodanno il presidente del locale circolo di Legambiente, Severino Tesio, si reca al palazzetto dello sport del paese per festeggiare insieme alla sua famiglia e ai suoi concittadini l'inizio del 2011. In sintesi, il presidente viene avvicinato dal sindaco e da un consigliere di maggioranza e la discussione si scalda subito. Tesio e la moglie vengono apostrofati come "comunisti ipocriti" dal sindaco dal grande ego forse perché non è riuscito a trovare altri epiteti (posso suggerire per la prossima volta "comunisti permalosi" o "socialisti onesti" o "leghisti democratici"). Il presidente del circolo cerca di uscire dal democratico palazzetto ma viene circondato dai democratici festanti. Viene lanciata una bottiglia di vetro che colpisce Tesio all'arcata sopraccigliare: 4 punti di sutura al pronto soccorso. I moderati colpiscono ancora.

In Italia troppo spesso sentiamo affermazioni come terroristi dell'ambiente, partito del no, estremismo ecologista che vogliono descrivere tutti quelli, spesso una piccola minoranza, che non condividono l'idea che lo sviluppo della nostra civiltà passi attraverso le centrali o le autostrade. Vengono (o veniamo?) definiti spesso estremisti. Avere una posizione ideologica che non tiene conto dei singoli casi è stupido ma è ancora più stupido accettare passivamente tutto ciò che ci propinano. Dobbiammo essere orgogliosi di questo nostro estremismo, perché significa non essere indifferenti agli abusi e alle speculazioni. Non dobbiamo essere però indifferenti a certi moderati dichiarati che urlano in Parlamento e lanciano bottiglie nel Palazzetto perché la violenza della presunta maggioranza è sempre stata la più pericolosa.
Non sottovalutiamo questi episodi perché sono sintomatici della brutta aria che tira. Le crisi economiche sono troppo spesso terreno fertile per svolte autoritarie fasciste che si sfogano colpendo chi non la pensa come il gregge guidato da piccoli personaggi dallo smisurato ego.
Il 2011 è iniziato male a Villafranca ma spero che le molte brave persone, che abitano quel paese e tutta l'Italia, si rendano conto che i moderati non lanciano bottiglie ma usano la forza delle parole. Auguri di buon anno al Circolo di Legambiente: resistere, resistere, resistere.

Ps: potete trovare tutte le informazioni sull'accaduto qui.

Miraflores, Torino. Italia

Officine Grandi Riparazioni - Torino. Foto di Nic

Era il 1586 quando Carlo Emanuele I di Savoia volle costruire un castello sulle rive del Sangone. Il castello venne chiamato Miraflores in onore di sua moglie, Caterina Micaela di Spagna. Nel 1706, durante l'assedio di Torino da parte dei francesi, il castello andò in fumo.
Oggi, nella stessa zona dove sorgeva il castello, non sono francesi e sabaudi a scontrarsi ma un osannato manager italo-canadese e il sindacato Fiom dei metalmeccanici.
Dopo aver finalmente trovato il famigerato accordo tra Fiat e sindacati (esclusa la Fiom), provo ad esprimere qui il mio modesto parere.
Prima di tutto mi permetto di dire che in Italia la disoccupazione giovanile è quasi al 30%, i dati sul precariato sono ancora peggiori. Il precariato più insopportabile è quello della pubblica amministrazione. Detto ciò non sono uno di quelli che pensa che la maggiore stabilità per i giovani passi attraverso l'erosione dei diritti dei più vecchi. A me non piacciono i sindacati che non sanno nemmeno cos'è il precariato e che, spesso, difendono i fancazzisti ma mi piacciono ancora meno coloro che pensano che dato che ti hanno assunto devi donare loro un rene.
In Europa, e nel mondo, Fiat vende poche macchine e nel 2010 ha avuto un calo in Europa del 27,3%, molto peggio dei concorrenti.
Marchionne, in Italia, ha un problema di produttività e con questi nuovi accordi (Pomigliano e Mirafiori) punta a ridurre pause e assenteismo. Se il primo punto è in linea con la tendenza europea il secondo sembra essere una particolare novità dato che l'azienda non è disponibile a pagare i primi due giorni di assenza di malattia se questi seguono giorni festivi. Tutto ciò che concerne le retribuzioni in caso di malattia dipendono dal tasso di assenteismo di tutto lo stabilimento.
Il punto, secondo me, abbastanza grave è relativo alla rappresentanza. In sintesi i lavoratori non potrannno più eleggere i propri rappresentanti sindacati che saranno nominati dai sindacati che hanno firmato l'intesa (Fiom e quindi Cgil sono di fatto esclusi da Mirafiori). Inoltre la "clausola di responsabilità" elimina ogni possibilità per i lavoratori di opporsi all'intesa e scioperare anche se le condizioni di lavoro diventano insopportabili. Il referendum è evidentemente una farsa: è come chiedere a qualcuno di votare con una pistola puntata alla tempia.

In conclusione, non penso che il problema sia Marchionne, Fiat o la Fiom ma l'assoluta mancanza di politica industriale in questo paese. Il lavoro in Italia non può dipendere dalle scelte di un'impresa automobilistica. Serve una nuova politica industriale che sia accompagnata da una nuova politica del lavoro che riformi un settore chiave per l'Italia, intervenendo seriamente sulla fiscalità relativa ai redditi da lavoro.
Siamo un paese dove stanno aumentando le diseguaglianze e un giovane su tre è senza lavoro. Un giovane guadagna il 35 per cento in meno di chi ha tra i 31 e i 60 anni (era il 20 per cento negli anni Ottanta). Per rimanere in tema ricordo la distanza abissale di reddito tra l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, e i suoi turnisti: il primo guadagna 435 volte di più dei secondi. Magari possiamo chiedere al turnista di fare una pausa di 30 minuti e non di 40 ma potremmo anche chiedere al nostro illuminato management italiano (pubblico o privato che sia) di guadagnare almeno solo 300 volte più dei suoi "dipendenti".

Il testo dell'accordo potete trovarlo qui: Sole 24 ore

Il crepuscolo degli dei

Un grazie a Mattia per la foto

Tutto iniziò tanti anni fa quando un imprenditore ardimentoso volle diventare re, sultano ed infine dio. Si presentò al popolo come il salvatore nel suo studio con la libreria posticcia. Quel giorno prese il potere la finzione. Per essere re, sultano e dio l'imprenditore dovette crearsi la sua mitologia. Questo dio non è come il dio delle grandi religioni monoteiste ma è un dio pagano, con i vizi e le virtù di questi dei. Questo moderno Zeus è circondato da sudditi e amici, figli, muse ed eroi. Intorno a lui sono sorti un manipolo di dei e semi dei che lo adulano e venerano. A Zeus vengono sacrificate le giovani fanciulle e si fanno guerre e festini in suo nome. Si creato l'olimpo degli dei.
In tutti i drammi che si rispettano gli dei scellerati e empi sono molto amati perché rispecchiano i vizi degli uomini: sono anche traditori. Tradire il padre degli dei è come tradire se stessi.
Un giorno un dio che era stato appena inserito nell'olimpo decise di non volere più essere suddito e sollevò la questione morale degli dei. Parlare di morale nel mondo dell'immoralità era il più grande affronto al moderno Zeus e ai suo figli. Tutti gli dei si unirono intorno al loro padre contro il ribelle che venne cacciato dall'Olimpo. Qualcosa si è rotto.

Oggi il popolo che sta affrontando la peggiore carestia degli ultimi decenni sembra perdere fiducia negli dei mentre i templi crollano per l'incuria. Alcuni semidei ed eroi scappano mentre l'olimpo si fa sempre più caldo. C'era aria di tempesta, di smobilitazione, di fuga. Gli dei, caduto il cerone delle loro maschere, si scoprono ben peggio degli uomini.
In tutte le tragedie la fine inizia a vedersi quando un fedele scudiero decide di pugnalare il proprio mentore. Il tradimento e la vendetta sono il sale di ogni tragedia. Anche la storia di questa fine nasce dal tradimento.

Il popolo sopravviverà alla fine di coloro che si atteggiano da dei? L'uso personalistico del potere, la presunta onnipotenza, i vizi elevati a virtù potranno mai lasciare la terra ancora fertile?

Non importa molto come bruceranno gli dei o se continueremo ad aspettare un Prometeo che venga a salvarci dalle tenebre, importa cosa accadrà durante la loro caduta e se tentereanno un colpo di coda facendosi forti di un popolo che continua ancora a crederli divini.